La sua prima partita allo stadio sotto il diluvio e oggi non ne fa più a meno, Daniela: “Con il Catanzaro sono felice”

La sua prima partita allo stadio sotto il diluvio e oggi non ne fa più a meno, Daniela: “Con il Catanzaro sono felice”

La storia di Daniela che fino a poco tempo fa non riteneva il calcio interessante. Da un invito del marito Luca è nato tutto: “L’ingresso in campo dei nostri ragazzi è un momento speciale. Cosa mi sono persa in questi anni”

L’atmosfera delle grandi occasioni, le luci a illuminare lo stadio colorato della sua gente e i battiti del cuore che corrono, frapponendosi tra l’attesa e l’adrenalina. Il pensiero della partita, che ha accompagnato la settimana, si palesa in un attimo preciso: l’ingresso in campo dei ragazzi, con lo spettacolo che può iniziare.

Quando racconta del Catanzaro, Daniela non fa a meno di emozionarsi. “Il momento più bello, quello che percepisco nitidamente, è quando entrano in campo i nostri ragazzi. Non so perché, mi batte forte il cuore e mi emoziono. È un momento speciale”.

La prima partita allo stadio e il rapporto con il nipote Theo

Daniela con il marito Luca

È una storia particolare e curiosa quella che ha avvicinato Daniela Figliuzzi al giallorosso. Fino a poco tempo, per lei che di anni ne ha 47, il calcio rappresentava uno sport poco interessante. Due anni fa, però, l’opportunità di scoprirsi tifosa. “La mia prima partita allo stadio è stata Catanzaro-Venezia, finita 3-2 per noi. Sì, la partita sotto il diluvio – ricorda sorridendo – Prima di allora mio marito Luca Carlone che ha giocato a calcio e tuttora giochicchia, mi ha sempre voluto coinvolgere per vedere il Catanzaro e condividere la sua passione. Ma se mi sono decisa ad andare allo stadio lo devo a mio nipote Theo, tifosissimo del Venezia con cui in quel periodo era nata un po’ una discussione scherzosa sul suo Venezia e il Catanzaro, di dove queste squadre sarebbero potute arrivare alla fine del campionato. È stato un modo per viverla in maniera goliardica, è nato tutto come un gioco”.

Da quella partita è cambiato tutto. “Lo stadio non l’avevo mai vissuto e quella contro il Venezia è stata una bella partita. Mi è piaciuta la sensazione che ho provato, il calore. Mio marito a fine partita si scusò per la pioggia che avevamo preso, mi disse che non mi avrebbe più portato a vedere il Catanzaro pensando che potessi essere arrabbiata. E invece, gli risposi che almeno un’altra partita senza l’acqua l’avrei voluta vedere. E allora tornammo per la prima dei playoff Catanzaro-Brescia (vittoria per le Aquile 4-2, ndr). Da lì è scoccato l’amore: la gara in notturna, le luci con lo stadio illuminato e in campo i calciatori che venivano annunciati uno ad uno. Lì il battito cardiaco ha accelerato e tra me e me ho detto “che cosa mi sono persa in tutti questi anni”. A me il calcio sembrava una perdita di tempo, non capivo il gusto e la passione per dei giocatori che seguissero la palla, non lo ritenevo uno sport così interessante, che poteva tanto coinvolgermi. E invece ho scoperto la bellezza di questo sport molto adrenalinico, per tutto quello che ruota attorno, l’unico momento in cui vedo Catanzaro come una città unita. Quando ero piccola in famiglia avevo mio padre in primis e i fratelli di mio padre tifosi del Catanzaro seguendolo con costanza tra casa e trasferta. Mio papà parlava sempre a me e ai miei fratelli del Catanzaro, non c’era altro che tenesse la domenica e solo per questo il Catanzaro era il motivo per cui non amavo questo sport. Ma fino a quando non si sperimenta non si può mai capire se una cosa ti piace o meno. Mi sono appassionata al calcio e vedo anche altre partite, sia di B che di A. Non conosco perfettamente la tattica, i moduli mi viene ancora difficile individuarli, ma mi piace osservare. Tornando al nostro Catanzaro, dall’amichevole contro il Napoli per quello che sono riuscita a capire, dalla mia minuscola esperienza, è di una squadra che al momento è più veloce e che verticalizza maggiormente a differenza dell’anno scorso, di quei passaggi lenti e all’indietro senza concretizzare”.

“Vado sempre nei Distinti, mi sono affezionata a Caserta”

Una passione travolgente tanto da sottoscrivere l’abbonamento l’estate scorsa. “Vado sempre nei Distinti, anche se qualche volta mi è capitato di andare in tribuna. Sono arrivata sul finire dell’era Vivarini, per cui il Catanzaro che ho vissuto bene è stato quello di Caserta con i pregi e i difetti. Mi sono affezionata a lui, ha saputo condurre la squadra in maniera adeguata, dandoci la possibilità di disputare un bel campionato. Le partite più belle credo siano state Catanzaro-Spezia nonostante la sconfitta, perché è stato un incontro che mi ha emozionato e tenuto con il fiato sospeso. E poi l’emozione del derby, lì ho sentito l’unione. Mi spiace veramente che il Cosenza sia retrocesso, a differenza di chi pensa legittimamente che sia meglio così. Lo dico perché è sparita un’altra squadra del Sud dalla B e poi perché la partita del derby è sempre sentita: me ne hanno sempre parlato e avendolo vissuto l’anno scorso ora capisco perché è così speciale”. Quali sono i tuoi calciatori preferiti? “Mi piacciono Nicolò Brighenti che nonostante l’età rimane una persona determinata, un punto di riferimento per tutto lo spogliatoio, Federico Bonini e Marco Pompetti per la crescita avuta durante il campionato scorso con i loro gol e la tecnica e ovviamente Pietro iemmello che si commenta da solo. Anche per me, che sono profana, si capisce che sia di un altro livello di calcio. Infine un altro acquisto che mi era piaciuto l’anno scorso era quello di Ilie, mi spiace che la società non l’abbia riscattato”.

“Spiace per il cambio in panchina ma do fiducia ad Aquilani”

Un nuovo campionato è iniziato, tra desideri e mille aspettative. “La Serie B è un campionato molto imprevedibile, dove le cose cambiano di continuo. Anche il distacco tra le squadre è di pochi punti e questo indica che sia un torneo abbastanza livellato. Riguardo al campionato dico che sarà bellissimo e ci piazzeremo bene. È anche vero che il Catanzaro per me che l’ho vissuto dall’anno scorso era quello di mister Caserta, mi è dispiaciuto un po’ per il cambio anche perché con questi giovani in rosa ci vedevo bene un allenatore come lui. Ad ogni modo do fiducia ad Aquilani”. Tra l’altro sarà sfida al Venezia, per restare in famiglia. “Sì, con Theo ne abbiamo già parlato e io gli ricordo che quest’anno hanno anche il nostro ex Compagnon. Il Venezia ha investito parecchio, la differenza spesso la fanno i giocatori e loro sono preparati per tornare in Serie A. Noi però stiamo mantenendo la B e vogliamo confermarci, sarebbe bello riuscirci ancora”.

Il pensiero sullo stadio e il sogno nel cassetto

Daniela e Luca ritirano il premio del nostro contest

Come te lo immagini il futuro dei giallorossi? Hai un sogno come tifosa? “Si parla della Serie A ma io credo che per potenzialità economiche ed esperienza non sia il momento. Retrocedere significherebbe sbagliare in maniera velocissima, a livello di città e di logistica non siamo pronti per la A. La Serie B è il campionato più coerente per noi, penso che bisognerebbe fare di più per migliorare i servizi perché non è possibile che per una partita si blocchi la città. Più parcheggi, avere tornelli diversi rispetto a questi che sono quelli che sono. Sia chiaro, non sono per lo stadio fuori dalla città, tuttavia penso sia necessario fornire dei servizi come creare strade alternative e dei parcheggi funzionali. In Cina realizzano strutture enormi in una settimana, non pretendo la stessa cosa, però per fare un esempio sui lavori allo stadio da giugno di quest’anno siamo passati ad agosto e ora al prossimo anno. Il sogno? Non ci ho mai pensato, mi piace tutto così come è. Non mi dispiacerebbe un giorno giocare in A e affrontare le big però va bene così, mi vivo il momento. Quando una cosa ti appassiona penso ci siano tutti gli ingredienti per essere felice e io lo sono”.

Se dovessi spiegarlo, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Per me oggi è una passione, la voglia di costruire e realizzare qualcosa che faccia conoscere in positivo la città. Rappresenta l’unione, anche tra i giocatori in cui ho visto amore e senso di fratellanza. Questo è quello che mi piace, che secondo me non c’è altrove. Una piccola realtà come Catanzaro che è riuscita a fare la differenza, senza guardare soltanto agli interessi economici. Quando Vandeputte, così come altri ragazzi, hanno salutato i tifosi dicendo di portarli nel cuore testimonia la bellezza della nostra realtà anche dal punto di vista umano, di questo senso dell’accoglienza. Di un amore incondizionato. Quando leggo e sento di società contestate, come ad esempio Bari o Cosenza, dico che a Catanzaro – per quella che è stata la mia esperienza in giallorosso, pur sempre recente – i veri tifosi, gli ultras, mai hanno remato contro la squadra. Hanno mostrato amore e sostegno a prescindere da tutto e secondo me questa è la passione vera”.

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Il Giallorosso nel cuore