Sposa una catanzarese e apre un club dei giallorossi, Francesco: “Catanzaro qualcosa di raro e speciale”

Sposa una catanzarese e apre un club dei giallorossi, Francesco: “Catanzaro qualcosa di raro e speciale”

Francesco Bovio vive ad Aosta e ha fondato con un gruppo di amici il club Aquile delle Alpi. “Devo la passione per i giallorossi a mio suocero Giuseppe. Catanzaro qualcosa di unico e speciale”

Ci sono legami generati dalla nascita e quelli che invece si svelano alla vita, sorprendendola di emozioni mai provate prima. Di incontri che segnano un’esistenza e la colorano di un arcobaleno variopinto, tracciato di un bagliore nuovo.

La storia di Francesco Bovio

La storia di Francesco Bovio è di quelle che sorridono alla curiosità. Quarantanove anni compiuti nel solco delle sue Alpi, facendo capolino ad Aosta, la terra che ha adottato i suoi genitori originari di Trani. Ma da 17 anni nel tragitto della vita di Francesco si è aggiunta una tappa: Catanzaro. Quella che rimanda al cuore e alla famiglia. Io con il Catanzaro non c’entravo nulla ma poi ho sposato una catanzarese ed è nato tutto – racconta Francesco – Mi sono appassionato alla squadra, l’ho seguita e ho deciso di fare una pazzia: creare un club del Catanzaro qui ad Aosta. Una cittadina piccola, dove il calcio è presente ma sempre relegato alle categorie minori. Una realtà ermetica e con il lavoro a condensare la settimana tipo. Una qualsiasi cittadina di provincia, insomma”.

“Devo tutto a mio suocero Giuseppe, che risate nei Distinti…”

L’incontro con la moglie Angela Colistra ha aperto le porte del suo cuore. “Ci siamo conosciuti a Catanzaro, al mare, così casualmente perché io ero giù in vacanza. Ci siamo frequentati a distanza per un certo periodo fino a quando non abbiamo deciso di sposarci. Lei si è trasferita ad Aosta e insieme abbiamo un bimbo di 9 anni, Leonardo”.

Francesco con la moglie Angela e il piccolo Leonardo

Ma la passione per il Catanzaro arriva da un’altra persona, il papà di Angela. Devo tutto a mio suocero Giuseppe, che è un abbonato storico dei giallorossi: è lui che mi ha trasmesso l’amore per questi colori, mi ha portato a vedere le partite e grazie a lui mi sono appassionato alla squadra e alla tifoseria. Mi piacciono la Curva Capraro, i cori e le coreografie…insomma tutto. Le prime volte allo stadio risalgono a qualche anno fa in Serie C, conservo l’immagine di una tifoseria molto accesa e di un settore, i Distinti, che è famoso per “gli allenatori” che lo compongono. Un po’ il dialetto catanzarese lo capisco e quando sento certe espressioni mi sbellico dalle risate, nonostante certi epiteti, a volte coloriti, non siano neanche tanto belli. Sono sempre stato un appassionato di calcio e prima di conoscere Angela e la sua famiglia, per me il pensiero del Catanzaro rimandava a quello dei tempi della Serie A e di Massimo Palanca, un vero mito che ho avuto modo di conoscere tramite l’ambiente dei club. Le sue gesta storiche, quelle di Claudio Ranieri e delle glorie del passato che, a prescindere dalle appartenenze di tifo, credo che chiunque sia amante del pallone se le ricordi”.

Con Bruno Verrengia al centro e a destra il suocero Giuseppe: a lui Francesco deve la passione per il Catanzaro

Il Catanzaro Club Aosta: “Soci da tutta Italia”

Da quella pazzia, di fondare il club Aquile delle Alpi, è passato un anno. Francesco è il presidente, il direttivo è composto da Angela, il vicepresidente Armando Mascaro e altri consiglieri tra cui Gianfrancesco Garofalo e Pietro Romano. “Abbiamo creato ufficialmente il club ad ottobre dell’anno scorso. Tutto è partito come un’idea, con il mio amico Armando che è originario di Lamezia Terme. Ci siamo trovati, così per caso, a parlare di questa eventualità: inizialmente siamo stati un po’ scettici perché qui i calabresi sono tanti ma ad Aosta ci sono molti reggini. Sicuramente ci sono stati ostacoli, però abbiamo scelto di strutturarci e soprattutto farci conoscere tramite i social. A distanza di un anno posso dire che ne è valsa la pena: piano piano siamo cresciuti e abbiamo un discreto seguito. Come tesserati siamo circa una trentina di utenti, attivi su Aosta e provincia ma abbiamo anche tesserati da Firenze, Isola Capo Rizzuto e altre persone che ci aiutano, essendosi affiliati al club”.

Le prime trasferte a fianco del Magico, regalandosi nuove sensazioni. “Quando riusciamo ad avere un numero di persone buono che vogliono venire in trasferta noleggiamo un van per organizzare delle trasferte. Non abbiamo ancora una sede fisica anche se contiamo di definirla entro quest’anno, quindi l’organizzazione è virtuale attraverso canali come Whatsapp. Quest’anno siamo stati a Reggio Emilia e a Monza, purtroppo con l’infrasettimanale non ci è stato possibile raggiungere Genova che invece abbiamo fatto l’anno scorso, così come La Spezia per ben due volte e Mantova a Pasquetta quando per via della morte di Papa Francesco non giocammo. La trasferta più bella? Senza dubbio Brescia. Non pensavo ci fosse un’amicizia così solida tra le due tifoserie, sì sapevo del gemellaggio ma non credevo a questo punto: tifosi che si abbracciavano, lo scambio delle sciarpe e mangiare insieme. Sembrava di essere a casa. Credo di non aver mai vissuto un gemellaggio così intenso”.

“I presupposti per fare bene ci sono anche quest’anno”

Dai ricordi in bianco e nero della Serie A passando per il Catanzaro dei Noto. Le aspettative sull’ambiente giallorosso sono cambiate una volta entratoci dentro? “L’idea che avevo io era di una squadra molto seguita, soprattutto dalla tifoseria. Da subito, con l’arrivo dei Noto, ho intravisto un progetto di crescita, di qualcosa di solido, costruttivo e mirato a migliorare. Le aspettative non sono state deluse, penso che dalla Serie C siamo riusciti ad arrivare in B e abbiamo anche disputato due playoff per salire in A. Probabilmente sarà una questione di tempo ma sembra che il riscontro dal vivo, rispetto a quello che pensavo vivendola all’esterno, sia finora più che positivo. Il Catanzaro di quest’anno? I presupposti e i giocatori non mancano, forse è necessario trovare quell’unione nello spogliatoio e quella grinta in più che permetta di sbloccare la stagione. Abbiamo comunque dalla nostra dei giovani intraprendenti, sono convinto che faremo bene”.

C’è un Catanzaro in particolare a cui sei più legato? “Quello di Vivarini è stato un Catanzaro che è riuscito ad arrivare dove avevamo in desiderio che arrivasse. Come calciatori ricordo Jari Vandeputte che è finito in Serie A e questo fa capire che i presupposti e le capacità tecniche per fare qualcosa di bello nel nostro percorso iniziato in Serie C c’erano tutte. Ricordo anche Andrea Fulignati, anche se pure Pigliacelli non mi dispiace affatto. Anzi, ritengo sia anche più bravo sotto certi aspetti. Degli altri non posso non citare Tommaso Biasci, la sua partenza mi è dispiaciuta tanto: è andato via quello che secondo me era la spalla ideale di Iemmello, credo che darlo via sia stato un grossissimo errore. A differenza di Stefano Scognamillo, dove forse era giunta l’ora che andasse via”.

Che rapporto hai con le partite? “Non vivo di scaramanzia, ma certo un po’ di ansia c’è sempre. Più che altro la tensione della partita, quando non posso vedere il Catanzaro dal vivo lo seguo sempre con quello che riesco a procurarmi: dalla televisione alle app”.

“Catanzaro qualcosa di raro e speciale”

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Una passione, un amore per la squadra ma soprattutto la città. Da quando conosco Catanzaro e la frequento, me ne sono innamorato. Mi piace il mare, la gente cordiale e sempre amichevole. Purtroppo per certi servizi la città potrebbe essere migliorata, ma il clima, le persone, la voglia di stare in compagnia e semplicemente divertirsi, per chi viene da fuori come me, è qualcosa di raro e speciale”. Anche il cuore di Francesco batte giallorosso.

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Il Giallorosso nel cuore