Dal profeta Gioele a San Pietro: il Catanzaro vede il Paradiso, ora il giudizio finale col Monza

Dal profeta Gioele a San Pietro: il Catanzaro vede il Paradiso, ora il giudizio finale col Monza

C’è qualcosa di mistico nel Catanzaro di Alberto Aquilani. Qualcosa che va oltre la tattica, oltre i moduli, oltre perfino il boato del Ceravolo. Perché per eliminare questo Palermo serviva una squadra capace di resistere all’apocalisse annunciata dal “profeta Gioele” Pohjanpalo e di affidarsi, nei momenti decisivi, alla fede calcistica di “San Pietro” Iemmello. E alla fine il miracolo è riuscito.
L’andata è stata una rivelazione. Un 3-0 feroce, quasi biblico, costruito in quaranta minuti di calcio verticale, tecnico e spietato. Iemmello ci ha messo quarantanove secondi per trasformare il Ceravolo in una cattedrale giallorossa, poi ha colpito ancora, prima del sigillo di Liberali che ha lasciato il Palermo stordito e senza bussola. Aquilani ha preparato la partita come un veterano della categoria: blocco medio, recupero aggressivo e immediata ricerca della profondità. Il Palermo di Inzaghi, invece, è sembrato troppo lungo e vulnerabile alle transizioni. Quando il Catanzaro accelerava, dava la sensazione di poter segnare ogni volta.
Poi è arrivato il ritorno. E lì il Catanzaro ha mostrato l’altra faccia della sua identità: sofferenza, maturità, gestione del caos. Al Barbera il Palermo ha attaccato da subito con l’orgoglio delle squadre ferite. Dopo appena tre minuti il profeta Gioele Pohjanpalo aveva già acceso la speranza rosanero con il gol dell’1-0. Per un’ora abbondante il Palermo ha spinto con rabbia e intensità, colpendo pali, creando pressione continua e costringendo Pigliacelli agli straordinari. Ma proprio quando la tempesta sembrava poter travolgere tutto, è comparso San Pietro Iemmello. Non con un gol, stavolta, ma con quella leadership silenziosa che nei playoff pesa quanto una doppietta. Il capitano ha rallentato il ritmo nei momenti giusti, ha fatto respirare la squadra, ha protetto palloni fondamentali. E soprattutto ha trasmesso calma a un gruppo che rischiava di crollare emotivamente. Senza parlare della preziosa copertura del vero “eroe” giallorosso al Barbera, quel Costantino Favasuli capace di resistere oltre 50 minuti sanguinante per uno dei tanti colpi subiti dai palermitani e andando persino vicinissimo al clamoroso gol. Il 2-0 finale del Palermo ha soltanto reso epica la qualificazione del Catanzaro. Perché il vero capolavoro dei calabresi è stato sopravvivere alla paura senza perdere identità.
E ora la finale col Monza: scacchi, nervi e dettagli. E qui il livello si alza ancora. La doppia sfida promette di essere soprattutto una battaglia tattica tra due allenatori molto diversiAquilani continuerà probabilmente con il suo 4-2-3-1 fluido, cercando densità centrale e ripartenze rapide sugli esterni. Il Catanzaro proverà a togliere ritmo al Monza e a colpire nelle transizioni, sfruttando l’intelligenza associativa di Iemmello e gli inserimenti da dietro. Il Monza di Bianco, invece, ha più struttura da Serie A: palleggio consolidato, fisicità e maggiore profondità di rosa. È una squadra che ama controllare il possesso e occupare stabilmente la metà campo avversaria. Proverà ad abbassare il baricentro del Catanzaro costringendolo a una lunga fase difensiva. La chiave potrebbe essere proprio lì: quanto il Catanzaro riuscirà a uscire dalla pressione brianzola senza schiacciarsi. Sarà una finale equilibrata, più di quanto dica il peso delle rose, dove forse il Monza parte leggermente favorito per esperienza e qualità complessiva, ma il Catanzaro ha una componente emotiva che nei playoff spesso vale quanto la tecnica. E ha soprattutto un vantaggio enorme: conosce perfettamente il proprio calcio che dentro la bolgia del Ceravolo (oggi polverizzati i biglietti appena messi in vendita).
Previsione: sfide durissime, sporche e apertissime fino agli ultimi minuti, ma con una certezza: quando hai San Pietro davanti e un popolo che ormai crede ai miracoli, anche le profezie possono essere smentite!

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