Da “Simu Assai” a Nicola Pellegrino, vent’anni di Cani Sciolti: “Il Catanzaro è come un matrimonio impossibile da sciogliere”

Da “Simu Assai” a Nicola Pellegrino, vent’anni di Cani Sciolti: “Il Catanzaro è come un matrimonio impossibile da sciogliere”

La storia del club nato nel 2004 e di un quartiere, Santa Maria, che trasuda di passione giallorossa. Le iniziative sociali, la festa di Giovino e il futuro: “Ci siamo uniti perché attraverso il Catanzaro si sarebbe potuto creare qualcosa di bello per la comunità”

La storia del Catanzaro Club “Nicola Pellegrino”

Santa Maria, quartiere sud di Catanzaro. Sui ciottolati della piazzetta dei ragazzi giocano a pallone: le porte sono quelle di fantasia, con capi e oggetti reinvitati a farne le estremità. Il risultato non ha importanza perché “chi segna l’ultimo vince tutto” dopo ore di gioco interminabili esaurite soltanto dal richiamo del crepuscolo. Con buona pace di alcuni signori canuti che, tra la curiosità e la nostalgia, si siedono sulla panchina posizionata sotto arbusti rinsecchiti dall’arsura del caldo più cocente.

Di lì a pochi passi sorge la sede di un club che in fatto di pallone ne ha fatto il suo verbo, costruendo una solida realtà del tifo organizzato giallorosso. Parliamo del Catanzaro Club “Nicola Pellegrino”, creatura di recente denominazione ma nata sotto il segno dei Cani Sciolti Catanzaro nel 2004. “Un pugno di amici seguivano il Catanzaro sempre in trasferta – racconta Raffaele Battaglia, segretario e referente per la tifoseria del gruppo – A un certo punto si è capita la necessità di creare una struttura indipendente, anche a livello cittadino, perché attraverso il Catanzaro si sarebbe potuto creare qualcosa di bello per tutta la comunità”.

Il ricordo di Nicola Pellegrino e la struttura del club

Nel 2006 la scomparsa di Nicola Pellegrino, socio fondatore e storico tifoso delle Aquile, ha portato alla decisione di dedicare alla sua memoria il club. “Nonostante le difficoltà vissute dalla squadra e la perdita della sede nel 2010 abbiamo continuato a mantenere vivo lo spirito del club e lo stendardo “SIMU ASSAI” che Nicola portava con sé ad ogni partita, soprattutto in trasferta. Siamo ripartiti con ancora più entusiasmo nel 2022 e a fine del 2023 è nata ufficialmente l’associazione Catanzaro Club Nicola Pellegrino APS, iscritta al Registro nazionale del terzo settore”.

Vent’anni sono passati: il club non sembra aver vissuto i segni del tempo. “Per fortuna andiamo ancora d’amore e d’accordo. L’estate scorsa abbiamo celebrato il 21esimo anniversario a Giovino, con la presenza di ben 500 persone, della società del Catanzaro e di alcuni calciatori: abbiamo invitato tutti i club, perché le nostre feste sono sempre un momento di partecipazione. Venendo invece alla nostra struttura, c’è stato un ricambio generazionale che è ancora in corso, stiamo cercando di inserire dentro dei ragazzi anche perché i fondatori ora sono più che ultra 40enni: nonostante non ci sia una stretta necessità, ci sembra però bello e importante inserire nuove leve. Quando siamo nati eravamo circa un centinaio di iscritti, adesso abbiamo aumentato le unità a 130 oltre a persone che sostengono il nostro progetto. Siamo ubicati nel quartiere Santa Maria ma abbiamo soci da tutta la provincia: da San Pietro Apostolo a Soveria Mannelli, raggruppiamo soci del Nord, tra Milano e Firenze. Ci siamo strutturati con un direttivo presieduto da Silvio Pellegrino il nostro presidente e il vice Giuseppe Mancuso. Abbiamo poi dei responsabili che si occupano dei tagliandi, chi dell’organizzazione delle trasferte, che occupa parecchio tempo oltre a un bel dispendio di energie. Tre anni fa invece abbiamo deciso di riorganizzare l’assetto sociale, abbiamo spesso dato contributi a soci per andare in trasferta, che altrimenti non avrebbero potuto, facciamo opere di beneficenza e siamo a stretto contatto con tutti i gruppi della tifoseria organizzata”. 

Trasferte e nuove iniziative a fianco dei tifosi meno fortunati

A proposito di trasferte, tanti i viaggi indimenticabili al seguito dei giallorossi. “Ce ne sono tante di trasferte fatte che abbiamo nel cuore. Sicuramente le vittorie sono sempre belle, negli ultimi anni quelle di Genova, Brescia e Palermo sono state davvero speciali. Come si vive la partita? Non abbiamo dei rituali, spesso ci capita di riunirci a cena in qualche locale e quando succede siamo minimo 60-70 persone ogni volta, anche perché ci riuniamo con le nostre famiglie. Quando il Catanzaro gioca fuori la nostra sede è aperta, sia per chi non può venire in trasferta sia per chi semplicemente avesse voglia di guardarsi la partita: le nostre porte sono sempre aperte”.

Tifo e appartenenza nel nome di una squadra, di una passione, che si riflette sul sociale. “Abbiamo tante iniziative in cantiere, una è quella di concedere l’iscrizione gratuita sotto i 18 anni ai nostri iscritti, con la stessa tutela e garanzia degli altri tesserati e in questo senso ci stiamo organizzando con una tutela legale in convenzione. E poi vorremmo continuare a partecipare alla raccolta del Banco Alimentare con gli ultras, dare sostegno a qualche famiglia disagiata. Inoltre abbiamo in programma di coprire le spese di trasferta a coloro che non possono permettersi di vedere il Catanzaro e ci stiamo strutturando per il noleggio di un bus, un primo passo significativo nel percorso di aiuto e sostegno economico”.

“Teniamo la A nel cassetto…lo apriremo un giorno”

E sulla squadra che idea vi siete fatti? La società sta lavorando secondo i criteri di un’azienda. Sappiamo che le capacità economiche dei Noto non potranno permetterci di sognare subito la Serie A, aspettiamo qualche imprenditore che possa dare aiuto e realizzare un progetto del genere. Il gruppo Noto per la nostra città e il Mezzogiorno è una realtà forte e solida, ma d’altronde a detta dello stesso presidente in questa Serie B ti vai a interfacciare con dei colossi. Pensiamo allo stadio nuovo, sogniamo la A e teniamola nel cassetto per il momento: non pensiamo che non si possa aprire, ma piuttosto speriamo tutti insieme di aprirlo un giorno”.

Se doveste spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per voi il Catanzaro? “Il Catanzaro è un matrimonio, ma un po’ diverso da quello canonico. Perché il matrimonio dopo anni si può sciogliere, cosa che avviene tra due persone che non si amano più, mentre questo per il Catanzaro rimarrà dentro ognuno di noi: è impossibile da sciogliere. Il Catanzaro rappresenta tutto: come tifosi, come ideale, come sogno. Il motivo che dal punto di vista sportivo ci consente di vivere”. Il giallorosso una ragione di vita.

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Il Giallorosso nel cuore