La Generazione Z e il Catanzaro, un incontro che apre a una nuova dimensione

La Generazione Z e il Catanzaro, un incontro che apre a una nuova dimensione

Un’altra settimana volge al termine. Il Catanzaro ha aperto le sue porte al ritorno in città dopo il ritiro di Spiazzo, spostando la preparazione a Giovino tra sgambate e sedute tattiche dai ritmi serrati. Manca sempre meno all’esordio ufficiale contro il Sassuolo in Coppa Italia – il giorno di Ferragosto alle ore 18.30 -, senza dimenticare il battesimo al “Ceravolo” di domenica 24 sera alle 21 contro il Sudtirol. Nel mezzo, tra preparazione e primi impegni ufficiali, l’ultima amichevole con il Fasano (compagine di Serie D) venerdì prossimo a Giovino.

Il pensiero dagli spalti del training center marinaro dei primi tifosi curiosi di vedere all’opera Aquilani insieme alla sua truppa e scorgere i volti dei nuovi è capire che cosa accadrà in questi giorni dal clima torrenziale. Il mercato risponde di proficue operazioni – undici al momento quelle in entrate -, con la piazza (diciamo una parte di essa) che si interroga sulle potenzialità che potranno esprimere i profili più giovani in un campionato smaliziato come la B.

Chi scrive non frena l’impulso di far notare come questi giorni, queste settimane, vissute sui Tre Colli siano incastonate sotto il segno dell’inverosimile, quasi della surrealtà. Il riferimento è alla campagna abbonamenti che da lunedì aprirà la sua terza e ultima fase, ovvero quella della vendita libera. In settimana si è fatto notare l’intervento sui social di Desiderio Noto, fratello del presidente Floriano, il quale ha lanciato un appello per riempire il Ceravolo e sostenere in numero ancora più alto, superando la soglia dei 5500 abbonati della passata stagione. La risposta è stata tiepida, quantomeno nel riporre fiducia quasi cieca a bissare in fretta le quasi 6mila tessere se non addirittura superarle. I motivi di una campagna abbonamenti non entusiasmante sono noti e in un precedente articolo ce ne siamo occupati. È altrettanto vero però che, al di là di mille parole e chiacchiere da bar e pur tra difficoltà di sistema della piattaforma Ticketone e dei disservizi dei botteghini (su cui la società è intervenuta con tanto di nota), l’affetto della tifoseria non è affatto mancato superando la quota delle 4000 unità. Forse l’obiettivo di eguagliare il record non arriverà, ma non si può non dire che lo zoccolo duro abbia risposto ancora una volta presente.

Sempre chi scrive, ovviamente è sempre più facile da una tastiera, ritiene che qualcosa in più ci si sarebbe potuti aspettare e non solo da parte dei tifosi. Siamo nel 2025 e mai come oggi i social, l’attenzione alla comunicazione, spostano gli equilibri. Il pensiero strategico di accendere la fantasia della piazza – o dei più scettici in questo caso – attraverso qualche colpo di mercato over non avrebbe certo guastato. Ma, se le dinamiche del mercato non possono essere controllate, perché ritardare invece sulla presentazione della squadra o delle altre maglie? Basta scorrere sui social per rendersi conto di quanto – ahimé – la terza maglia non abbia raccolto i consensi (forse?) sperati. Lanciare la seconda maglia, almeno, avrebbe potuto fare breccia nel cuore di chi conserva ancora qualche remora, non meglio giustificata, per sottoscrivere l’abbonamento. Piccoli dettagli che possono fare la summa di un risultato.

Ma allora perché è tutto surreale? Perché al netto dei giudizi, miei e dei leoni da tastiera, Catanzaro sta vivendo una nuova dimensione. Anzi, una nuova era come ha dichiarato in questi giorni a Esperia Tv il presidente Floriano Noto. Anni in cui ci si deve rifiutare, crediamo, di abbassare la fiamma dell’entusiasmo. Si sa, a volte la memoria è corta e la riconoscenza pare non dovuta. Eppure, eravamo sempre noi quelli della Serie C, del rischio iscrizione ogni estate e di un calcio, il calcio che conta, lontano con il mirino a ben guardare quello che combinavano le altre calabresi. Ce lo siamo dimenticati? Forse, il claim dell’Uesse lanciato in settimana – “Vogliati bene”, un modo per sensibilizzare l’importanza del calcio in materia di salute mentale – può essere un invito a tutti noi. A volerci più bene, a continuare a tessere quel legame forte – piazza, tifoseria, società, stampa e giocatori – che ha rappresentato il vero successo di questo Catanzaro.

Si diceva della nuova era. Le parole di Noto all’emittente televisiva confermano la direzione. “Parliamo di un Catanzaro 2.0, orientato al futuro ma con solide basi”. A corroborare questo pensiero l’idea di affiancare a una base forte, costruita nei due anni di B senza dimenticare la cavalcata della promozione con ancora alcuni reduci, dei giovani talenti di proprietà. Quasi a spazzare via la politica dei prestiti insita in queste due stagioni e a fare del Catanzaro un porto sicuro dove investire, con coraggio rischiando secondo la logica del mercato, su profili che possano dare soddisfazioni e un senso di patrimonialità. Cosa che è mancata spesso a questa società, dobbiamo dire.

La cosa che forse fa più effetto è leggere le società di provenienza di questi ragazzi dal fulgido avvenire. Costantino Favasuli dalla Fiorentina e Gabriele Alesi dal Milan, elementi che il Catanzaro ha deciso di acquistare a titolo definitivo come Sayha Seha dal Marsiglia ricordando anche Cissè dall’Hellas Verona, Rispoli dal Como e Nuamah dal Sassuolo con quest’ultimi girati in prestito. Tutti giocatori nati nel solco della prima decade degli anni Duemila, in un periodo storico – vogliamo ricordarlo? – in cui la Catanzaro sportiva attraversava uno dei momenti di più forte anonimato mai vissuti.

I giovani della Serie A al Catanzaro: da sinistra a destra in alto Patrick Nuamah (@Il Giornale di Brescia), Fabio Rispoli (@Como 1907), Gabriele Alesi (@Ac Milan), sotto Costantino Favasuli (@Firenzedintorni.it), Mattia Liberali (@Sky Sport), Alphadjo Cissè (@Gazzetta dello Sport)

Qualcuno, legittimamente, potrà obiettare: ma dove sono finiti i ragazzi del nostro vivaio? Una giovane promessa della Serie A vale più di un nostro ragazzo? Se pensiamo alla Primavera del Catanzaro, anche qui, non possiamo non notare che sono tanti i giovani pescati in giro per l’Italia. E’ il cambiato il mondo e d’altronde anche il calcio si è conformato a una mentalità in perfetto stile melting pot. Chi scrive rimarrà sempre un nostalgico, un ostinato credulone che i giovani del territorio siano la migliore garanzia, ma anche un settore così strategico come la Primavera deve rispondere a logiche aziendali, di risultato. E l’anno scorso, la promozione in Primavera 2, ha mostrato che la politica intrapresa dalla società va nella direzione più coerente con quella crescita a 360 gradi necessaria per resistere a un sistema calcio che viaggia a velocità supersoniche, tra fondi e disparità di forze in campo.

Giovani dalla Serie A da far crescere nell’arco di un periodo di medio-lungo termine, plasmandoli nell’ambiente catanzarese, ma anche giovani da far crescere anche per un periodo più breve secondo la logica dei prestiti. Se per il Catanzaro è l’inizio di una nuova era, 2.0, non si può non notare che la stessa strategia sia stata adottata già in passato da altre società più vicine. Pensiamo ad esempio al Crotone che in B nei suoi anni d’oro, poco prima di raccogliere i frutti dell’ascesa in A, abbracciava futuri campioni come Alessandro Florenzi – allora prospetto di indubbio potenziale della Roma – oppure, per essere più recenti, alla Reggina con Giovanni Fabbian, scuola Inter e oggi punto saldo del Bologna europeo.

Sui giovani di qualità si è cercato di investire in passato ma il calcio italiano ha prestato il fianco a logiche di conservatorismo, mancando in coraggio e visione, pagandone le conseguenze in questi anni dove il mondiale lo si è costretti a vedere dalla tv senza l’azzurro in campo. Dal canto suo, il Catanzaro ha tutta l’intenzione di volerci provare a fare le cose sul serio. Di voler dare una chance concreta, strutturata, solida – per tornare alle basi – ai suoi giovani.

Alla truppa si aggiungerà nelle prossime ore, salvo clamorosi colpi di scena, Mattia Liberali dal Milan. La cessione dovrebbe essere definitiva: un ragazzo di 18 anni a cui andrà lasciato il fisiologico tempo di maturare e crescere, facendo tesoro degli errori. Dal Milan al Catanzaro. Sembra di tornare indietro di cinquant’anni, di quando Tato Sabadini da quel Milan di Gianni Rivera scelse di ripartire dai giallorossi. Altra epoca, è vero. Ma la storia a volte si ripete, lasciando traccia di nuovi percorsi. Da vivere insieme, senza gettare tutto all’aria.

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