Scrive versi per i giallorossi, Valeria: “Il Catanzaro è il nostro senso di appartenenza”

Scrive versi per i giallorossi, Valeria: “Il Catanzaro è il nostro senso di appartenenza”

Le domeniche inseguite tra lo stadio e la radio da piccina, poi l’amore sbocciato per la curva. Valeria Barberio si racconta: “Lo stato d’animo che più mi rappresenta è la solarità”

Le frequenze della radio a riempire le sue domeniche, accovacciata a nonno Salvatore, ascoltando le radiocronache del Catanzaro. E poi lo stadio, con la curva Ovest a rappresentare il richiamo naturale di un’appartenenza viscerale. Quasi a catturare un’immagine, un frammento di vita che si apre sbrilluccicando di tenerezza.

È il sentimento che soggiace alla storia di Valeria Barberio, nata e cresciuta con il Catanzaro nel cuore. “Se penso alla mia prima fotografia del Catanzaro la mente si posa su mio nonno Salvatore che mi portava allo stadio, quando avevo 3-4 anni, in curva. Ero proprio piccolina. Ricordo che all’epoca venti minuti prima dalla fine della partita aprivano i cancelli e anche dopo, quando ero un po’ più grandicella, attendevamo la fine per entrare. Tutti noi ragazzini in attesa che si aprissero i cancelli. Per me la domenica era un giorno di festa, non vedevo l’ora che arrivasse. Quando non si andava allo stadio c’era un appuntamento abituale con la radio a sentire le radiocronache. Ricordo la tensione, ad ogni azione del Catanzaro o di quella avversaria, e anche un ticchettio che si frapponeva al racconto. Era la valvola cardiaca di mio nonno, che aveva subito un intervento al cuore anni prima”.

La storia di un’opportunità riconquistata

La storia di Valeria e del suo Catanzaro è anche quella di una seconda opportunità o forse, meglio dire, di un’opportunità riconquistata. “Quando sono cresciuta, durante e dopo l’adolescenza, mi sono persa. Seguivo il Catanzaro ma tramite notizie, non era più un appuntamento fisso di come quando ero bambina, anche perché si erano avvicendate circostanze negative dal punto di vista sportivo. Ho ripreso a frequentare lo stadio e a seguire assiduamente il Catanzaro quando ho iscritto mio figlio, che ora ha quasi diciotto anni, a scuola calcio. È stato come tornare alle origini, le amicizie che si sono intrecciate, la conoscenza di amici nuovi e il consolidamento delle amicizie passate. Un momento di aggregazione e di passione sana che unisce, inoltre questi ultimi anni hanno portato ulteriore visibilità a Catanzaro, facendola conoscere a chi magari vive fuori. Ad esempio, ho dei parenti che sono originari di Cosenza ma che simpatizzano per i nostri giallorossi”.

Alti e bassi vissuti sul crinale di stagioni tremendamente infelici con un riscatto dolce, dal sapore speciale. “Sono tredici anni che vado allo stadio e la nota costante è stata la delusione fino al grande exploit di tre anni fa, fino insomma alla promozione in B. Però sai, la curva ha sempre insegnato una cosa: che si vinca o si perda, noi cantiamo sempre. La curva è il mio settore. Ora che la rifaranno sono combattuta: da una parte la nuova curva Capraro ci permetterà di uniformarci agli altri stadi, essendo più comoda e permettendo di dare maggiore visibilità anche alle bandiere e al tifo organizzato. Ma a me piace come è la curva oggi, sono affezionata a quello stare tutti “azzeccati”, al calore che c’è durante l’inverno o a morire di caldo l’estate. Come in tutte le cose, c’è sempre il risvolto della medaglia. Tuttavia, se questo riuscirà a far progredire lo stadio e la tifoseria ben venga allora”.

Sono diversi gli aneddoti consumati e macinati, non solo da casa-stadio ma anche nelle trasferte. “A parte i turni infrasettimanali ho praticamente seguito il Catanzaro in tutte le partite, in particolare nell’anno della promozione. Ricordo che una volta per andare a Messina partimmo un gruppo di amici con il tavolino di legno, ognuno portò da casa un qualcosa di cucinato: l’immancabile frittata di pasta, la soppressata, le polpette di carne. Con tutto quel ben di Dio cominciammo a mangiare sul traghetto e anche chi era lì, che non fosse tifoso del Catanzaro, ne ha beneficiato (sorride, ndr). Ricordo che avevamo fatto delle briciole e con la scopa mi misi a ramazzare, un dipendente dell’imbarcazione si avvicinò e sorridendo mi disse che se ne sarebbe occupato lui. Ma era anche e soprattutto un modo per simboleggiare la nostra correttezza ed educazione, come popolo e tifoseria. La pagina più dolorosa della nostra storia penso sia stata senza ombra di dubbio quella legata alle retrocessioni in Serie C2, per non parlare della delusione maggiore con la sconfitta ai playoff nella semifinale di Padova. Il momento più bello si è realizzato a Salerno: lì è stato toccante perché era la Festa del papà (17 marzo 2023, ndr) e ricorreva anche il primo anniversario della morte di mio zio, un carabiniere in pensione morto di Covid mentre faceva il volontario. Dopo il triplice fischio il pensiero è andato a lui.

Le due stagioni di Serie B, terminate entrambe con la semifinale playoff, una pagina sportiva di orgoglio. “Abbiamo disputato finora una Serie B degna di nota, ce la metterei la firma con queste soddisfazioni. Ed è andata molto bene nonostante alcune situazioni. Penso all’abbandono di Vivarini di cui sono rimasta molto delusa, senza entrare nel merito. Quando è arrivato Caserta ero molto confusa, non mi piaceva. Poi fortunatamente, mi sono ricreduta affezionandomi alla persona. Un uomo molto umile, ansioso alla vigilia, ma vicino alle persone e aperto ai consigli: ha fatto un ottimo lavoro. Diciamo che Vivarini l’ho visto come il salvatore della patria, l’unico che potesse fare quel miracolo a toglierci dalla Serie C, mentre Caserta nonostante il suo arrivo ci avesse lasciato tutti sbigottiti ci ha permesso di disputare una bella stagione”.

Valeria Barberio

Con l’abbonamento già rinnovato, la mente freme per quando i giallorossi scenderanno in campo. “Aspetto di vedere questi nuovi ragazzi prima di esprimere un giudizio e lo stesso dico di Aquilani. Io in realtà non vedo l’ora di tornare a tifare tutti insieme: una scarica di adrenalina non indifferente. Quando perdi la delusione ci sta, ma è bello vedere giocare i ragazzi e loro che danno l’anima. Come la curva, dove si tifa e si canta sempre al di là del risultato”.

Un velo di trucco, gli orecchini appositamente giallorossi, e il sorriso che si posa sulle gote. “Lo stato d’animo che più mi rappresenta quando vado allo stadio è la solarità. Il rapporto con le partite? Sono scaramantica, nel senso che insieme ai miei amici abbiamo sempre gli stessi posti, sempre la stessa formazione. E poi si canta, mi piace quando i ragazzi della curva sono impegnati ad alzare i teloni, ci si dà una mano. Tutto diventa un insieme, un noi”.

La vena poetica e la lettera a Scognamillo

C’è un Catanzaro della storia a cui sei più legata? “Sì, senza dubbio la formazione allenata da Vincenzo Vivarini che vinse il campionato di Serie C. A livello individuale, a parte Iemmello, ero comunque molto affezionata a giocatori come Carlini e Cunzi, il quale ogni volta che la squadra avversaria faceva dei cambi lui li spingeva fuori dal campo per fare in fretta. Questo suo modo di fare, di essere così personaggio, mi piaceva tantissimo. E poi non posso non citare Stefano Scognamillo, un vero catanzarese d’adozione che dopo Iemmello ha sempre dimostrato di avere un cuore giallorosso. Il suo addio non era previsto ma non sappiamo mai cosa succede intorno al famoso tavolo rotondo. A lui ho voluto dedicare una lettera aperta che fa così: “Ciao Ste, come stai? Sei via da poco e già manchi. Noi ti manchiamo? La tua età, 31 anni, per chiunque rappresenta un livello di alta progettualità, ma non per voi calciatori, per i quali essa rappresenta il colpo di coda dell’estate. Comprendo la tua decisione con la ragione, ma il cuore, quello stesso cuore che palpitava ad ogni tua performance, fa fatica a comprendere, stenta ad accettare il cambiamento, arranca a causa dello sforzo di fare un passo indietro in favore di un vero e proprio stravolgimento. Sei stato, per tanto tempo, bandiera nostrana. Il quadro della tua vita è stato pennellato, per diversi anni, con i colori del sole e della passione…e il nostro sole ha riscaldato il tuo cuore e quello dei tuoi cari, e la nostra passione ti ha coinvolto come fa un’amante focosa. Sei stato parte di noi e noi parte di te. Non dimenticarci così come noi non ti dimenticheremo. Il tuo quadro ha cambiato location, ma i colori delle pennellate resteranno per te e per noi giallorossi””.

Una carezza nell’animo gentile e poetico, esternato in passato attraverso le pagine del nostro quotidiano con una rubrica tutta sua e che Valeria continua tuttora a ricercare ogni volta che può. Ogni volta che la musa ispiratrice asseconda la sua vena creativa. “Quella della scrittura è una passione che coltivo da quando ero bambina. È il mio modo di esorcizzare le cose e di vederle sotto un’altra chiave. Attraverso l’uso dei versi, che siano musicali o semplici arrangiamenti. Spesso mi capita di creare questi pensieri dopo la partita, può essere una parola detta, un vestito, uno sguardo: non c’è una traccia specifica. A volte la Luna quando il Catanzaro gioca di sera oppure, se siamo in inverno, un fiocco di neve”.

Un’immagine non ancora immortalata nella scrittura che solletica la tua curiosità? “L’accostamento con il Milan, squadra di cui ero tifosissima nei suoi anni d’oro grazie a campioni del calabro quali Marco Van Basten, Ruud Gullit o Frank Rijkaard. Mi piacerebbe che un giorno il mio Catanzaro giocasse contro il Milan, sarebbe un incontro stimolante di pensieri e nuovi significati”.

Se dovessi spiegarlo a chi non sa o non conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “E’ il senso di appartenenza. I colori rosso e giallo sono il nostro simbolo. Il giallo che richiama il caldo, le temperature miti e poi il rosso della passione: noi catanzaresi la manifestiamo in tutti gli aspetti come il calcio. E poi la promozione in B ha dato lustro alla città, a un quartiere troppo importante. Sono contraria quando si parla di fare lo stadio nuovo fuori dalla città perché le partite danno modo ai negozianti di crescere e se loro crescono l’economia migliora per tutti. Il calcio e il modo di tifare credo che vadano già educati dalla scuola, se non dall’asilo, perché rappresentano la passione sana, quella che ti fa crescere anche dal punto di vista culturale in un legame tra le città e le squadre di appartenenza. Bello tifare le big – il Milan, l’Inter, la Juve, la Roma o il Napoli -, ma la città di appartenenza non bisogna bistrattarla nel senso più politico della sua accezione, come sta accadendo invece da anni a questa parte. Ecco, penso che se la squadra abbia dato un risalto alla Catanzaro sportiva, lo stesso non si possa dire di quella politica. Spero che l’esempio del Catanzaro possa fungere da riferimento, come crescita, anche per la Catanzaro città a cui sono oltremodo legata”.

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Il Giallorosso nel cuore