Al Mapei Stadium un tifoso d’eccezione, Antonio Soda: “Andando avanti il Catanzaro crescerà”
Intervista all’ex bomber dei giallorossi, oggi residente a Reggio Emilia, unico a vestire la maglia delle Aquile in tutte le categorie professionistiche. “Allenare il Catanzaro sarebbe un sogno, la A sfiorata contro la Lazio difficile da mandare giù”

Di quel seggiolino del Mapei Stadium in tribuna, a Reggio Emilia, si è già assicurato il posto perché l’occasione di vedere dal vivo il suo Catanzaro distante pochi chilometri da dove oggi vive è di quelle che sono da segnarsi sull’agenda. I pensieri e le buone intenzioni a riscaldare l’atmosfera per una trasferta che, neanche a dirlo, vedrà pulsare il vecchio cuore giallorosso di chi, da Cutro con furore, ha il Catanzaro addosso come una seconda pelle.
Antonio Soda, chi sennò? L’unico nella storia delle Aquile ad aver indossato la maglia del Catanzaro in tutte le categorie professionistiche, dalla Serie A con tanto di esordio contro l’Inter toccando il cielo con un dito – lui diciasettenne – alla C2. La chiacchierata ha permesso di riannodare i fili di un vinile mai interrotto, in un viaggio temporale tra il passato dell’Antonio Soda giocatore, il presente da allenatore e il futuro con un sogno che resta nel cassetto ma anche parallelo con la stagione appena iniziata dei giallorossi.
Mister, il campionato è iniziato da qualche settimana: che idea si è fatto sul nuovo Catanzaro?
“Diciamo che rispetto all’anno scorso qualcosa è stato cambiato e giustamente bisogna dare tempo ad Aquilani e alla squadra di trovare la quadra. Sono stati presi giocatori interessanti, come ad esempio Pandolfi, sembra dall’esterno una buona squadra: non so se ripeterà l’annata trascorsa ma penso sia una rosa attrezzata. Mi pare che anche in panchina ci siano giocatori che possono far bene quando vengono chiamati in causa”.
Accennava ai nuovi acquisti: c’è qualche innesto che l’ha colpita?
“Conosco Di Francesco, credo sia un buon acquisto. Parliamo di un giocatore rapido che può dire la sua in questo campionato, che conosco bene. Conosco anche Di Chiara, però vediamo, bisogna capire in questo contesto quale sarà il loro apporto, se giocheranno. Chiaramente su questo deciderà l’allenatore, l’idea è che più si vada avanti e più la squadra possa crescere insieme”.
Che Serie B dobbiamo aspettarci quest’anno e che ruolo può recitare il Catanzaro?
“E’ la Serie B di sempre. Ci sono squadre che partono per vincere e poi non vincono e anche le sorprese. Il campionato di B è il più duro e difficile che c’è in Italia. Sul Catanzaro bisogna vedere, è ancora presto. Rispetto all’anno scorso ha cambiato modo di giocare, bisogna capire se i giocatori arrivati saranno all’altezza di quelli che c’erano prima. Bisogna certamente far lavorare Aquilani per avere i miglioramenti richiesti dal gioco: poi, qualora alcune caratteristiche dovessero mancare, a dicembre si può pensare di intervenire sul mercato. Ad esempio dopo tanti anni è andato via Biasci, un giocatore che anche se partiva dalla panchina faceva la differenza, così come del resto gli altri. In campo non vanno solo undici giocatori. Credo comunque che il Catanzaro, almeno come obiettivo iniziale, lotterà per i playoff aspettando di capire quello che succederà più avanti. Un po’ come il mio Catanzaro del 1987-1988”.

In quell’anno non partivate certo da favoriti…
“Con mister Guerini eravamo partiti per salvarci, ma poi ci siamo ritrovati a vivere un sogno. Il campionato di B è questo: molto duro, con squadre importanti, che fanno mercati importanti. Ma la mia B era tutt’altra cosa a quella di adesso: la B di una volta aveva tutti i giocatori che potevano fare la Serie A. Avevamo squadre come Atalanta, Lecce e Bologna, rose importanti con giocatori che venivano dalla A. Adesso ci sono tanti giovani e magari vedi più errori. A Catanzaro sono arrivati giovani importanti, ecco: è importante non perdere l’equilibrio, stare attenti. Mi auguro che la squadra possa incamerare più punti possibili così da assestarsi in fretta”.
Da allenatore ad allenatore si sente di dare dei consigli ad Aquilani?
“E’ un collega e quindi ognuno fa quello che deve fare. E’ un ragazzo giovane, a Pisa ha fatto abbastanza bene così come nelle giovanili della Fiorentina. Anche lui è giovane e migliorerà. Quello che potrei dirgli è che si trova in una piazza importante, che gli può dare una mano: i catanzaresi li trovi dappertutto, non sei mai solo. Anche in trasferta almeno 3-4mila tifosi ci sono sempre. L’attaccamento a questa squadra rimarrà sempre, il consiglio è di cercare di avere questo senso di appartenenza”.
Ottantasei presenze e diciotto reti in campionato, una ventina quelle in Coppa Italia con sette gol messi a referto. Due promozioni in B vissute a cavallo degli anni Ottanta. Dopo tanti anni trascorsi, parlare del Catanzaro che effetto le fa?
“La sensazione dominante è la nostalgia. Io sono cresciuto a Catanzaro, arrivavo da Cutro e ho fatto tutta la trafila. Sono arrivato da ragazzo e sono andato via da giocatore fatto e finito, un uomo. La sensazione quindi è quella di casa, di esserci stato per davvero”.
Quali i ricordi più significativi?
“Tutti i ricordi sono importanti. Sicuramente non posso non menzionare l’esordio in A contro l’Inter. Avevo 17 anni, ricordo ancora quel giorno. Fu Bruno Pace a portarmi su dalla Primavera, visto che erano sei mesi che mi allenavo con la prima squadra. Tante panchine senza entrare e poi quell’ingresso: è un ricordo indelebile. Mi sono ritrovato con gente come Sabadini, Santarini…calciatori di cui avevo la figurina. A parte gli altri campionati e gli altri gol, penso all’anno 1987-1988 che ho citato prima. Avevamo creato una magia, eravamo tanti ragazzi giovani, eppure con Guerini andammo a vincere dappertutto. Poi quella partita lì, in casa contro la Lazio, ci ha tolto la possibilità di andare in A. Ancora oggi ci penso: resta sicuramente un campionato oltre le aspettative ma ti rimane, dopo non aver disputato più grandi campionati poteva essere la svolta salire in massima serie per tutta Catanzaro. Siamo stati in A e quella volta non ce l’hanno data, nonostante un campionato straordinario”.
Due aggettivi invece per entrambe le promozioni in Serie B, la prima con Gigi Fabbri nel 1984-85 e la seconda con Tobia nel ’86-87.
“Parliamo di due squadre forti. Con Fabbri abbiamo giocato a calcio, c’era una squadra molto tecnica e forte forte con ragazzi come Lorenzo, Musella e Mauro. A parte il Palermo dove andavamo vincevamo. Ci siamo divertiti e poi soprattutto c’era un gruppo di quelli veri. La stessa cosa l’anno di Tobia nonostante avessimo faticato un po’ all’inizio. Ma il tema è sempre quello: se non crei gruppi fai fatica. È molto importante che la squadra stia bene insieme, avere dalla sua parte lo stadio sempre pieno e i tifosi che danno entusiasmo”.

Esiste un nuovo Antonio Soda? Un giocatore in cui si rivede c’è?
“No. Gli attaccanti oggi fanno fatica a giocare con spalle alla porta. Come caratteristiche io ero bravo a dettare i tempi, ero il classico giocatore a cui si appoggiava la squadra per legare il gioco. Di quelli che prendono i calci, per essere chiari. Oggi è cambiato il modo di giocare, il calcio si è evoluto in fatto di attacco allo spazio”.
Si ricorda un avversario con chi si è dato vera battaglia in campo?
“Ero uno che in area si faceva rispettare, di calci non ne prendevo per questo. A livello di Serie B ma anche di A ci sono stati diversi scontri, ne ricordo uno in particolare con Bruno quando vestivo la maglia del Bari. Tutti lo temevano, eppure io da quella situazione ne uscii bene”.
Anni dopo c’è stata anche la parentesi brevissima e poco fortunata di allenare il Catanzaro nella stagione 2010-2011. Lei ha dichiarato qualche anno fa che sarebbe stato un suo sogno salire sulla panchina giallorossa.
“Sì confermo, lo è tuttora. All’epoca eravamo io e il mio storico secondo Carlo Caramelli. Andammo in ritiro senza soldi, per cercare di aiutare il Catanzaro a non fallire. C’erano dei problemi ma pensavamo di riuscire a risolverli perché per il Catanzaro avremmo fatto questo e altro. Allenare quei colori sarebbe una grande soddisfazione, poter essere a casa dopo tanto girovagare”.
Che rapporto ha con le partite del Catanzaro?
“Quando il Catanzaro gioca faccio il tifo, ovviamente quando ho possibilità vado sempre a vederlo dal vivo. Ogni tanto ci sentiamo con alcuni amici, ex miei compagni, facciamo i tifosi. Siamo lì che facciamo fatica, quando prendi i gol e ti in****i ed esultiamo invece quando segniamo”.
Riusciremo un giorno a tornare in A?
“Di questo parlo sempre. La Serie B va benissimo per carità, chiaro che quando c’era Vivarini avevamo la squadra che giocava meglio di tutti e arrivando ai playoff il pensiero, vuoi o non vuoi, della Serie A ce lo avevi. Bisogna provare a salire prima o poi, anche se la B è un campionato imprevedibile e per questo è troppo importante partire bene perché quando capiterà di sbagliare partita o non di raccogliere punti, non verrai risucchiato dalle sabbie mobili”.
E adesso per lei che momento è?
“Mi sto guardando in giro, ho diversi contatti con varie società e sto valutando anche perché non voglio sbagliare. Sono sempre in giro a guardare partite ma voglio aspettare di trovare la soluzione giusta, che mi dia entusiasmo e soprattutto un progetto serio”.
Magari aspettando la chiamata del Catanzaro…
“Eh, magari!”





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